Frontespizio

Le conclusioni provvisorie sono come i massi che ci consentono di attraversare un piccolo fiume: saltiamo dall'una all'altra, e possiamo farlo di volta in volta solo perché i "massi" precedenti ci hanno portato a quel punto.

«Che cosa rimane del pensiero critico, se rinuncia alla tentazione di aggrapparsi a schemi mentali, a retoriche e ad apparati argomentativi prefabbricati e di sicuro effetto scenico (manicheismo, messianismo, settarismo, complottismo, moralismo e simili...)? Non perde forse la sua capacità di attrarre l'attenzione dell'uditorio distratto facendogli sentire il suono delle unghie che graffiano la superficie delle cose?» può domandarsi qualcuno.
No, al pensiero critico non servono “scene madri” né “effetti speciali”; anzi, quanto più si dimostra capace di farne a meno, tanto più riesce a far comprendere la fondatezza e l'urgenza dei propri interrogativi. (In my humble opinion, of course!)

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venerdì 15 febbraio 2013

Perché qualcuno ancora non vuole una "giustizia uguale per tutti"? (Ovvero: L'immortale fascino del "doppio standard")


E' piuttosto diffusa fra i “ceti abbienti-influenti” italiani e certi loro referenti politici una tendenza: essere “per l'ordine” quando hanno paura che qualcuno tocchi “la roba loro” e diventare invece (in un Paese in cui la faccia di bronzo è considerata virtù) disinvoltamente anarchici quando le stesse istituzioni “della legge e dell'ordine” (che in altre occasioni loro appoggiano con passione) vanno a spulciare tra le malefatte del loro ambiente e degli “amiconi” loro.

E' veramente lunga la strada per arrivare a una giustizia “uguale per tutti” (perlomeno come principio socialmente acquisito, patrimonio della collettività da non mettere mai più in discussione). 

lunedì 18 luglio 2011

Torniamo (sempre) a fare i conti coi privilegi (ovvero: Rileggendo Sieyès)

Uno degli spettacoli più indecenti ai quali possa capitarci di assistere, in qualunque epoca, è l'arroganza dei privilegi.
Se ne parla molto in questo periodo, specialmente quando si fa riferimento alla cosiddetta “casta” (che, nonostante il nome, non ha molto a che vedere con la struttura sociale tradizionale indiana...).

Ma l'attuale crisi economica offre parecchi spunti di riflessione in proposito.
Un esempio lampante, di portata ormai internazionale?
Il bilancio di uno Stato è in sofferenza, e i privilegiati, i cittadini più ricchi e potenti, non pensano al contributo che possono dare al suo risanamento: no, rifiutano qualsiasi sacrificio, per principio, in nome dei loro stessi privilegi, la cui conservazione e conferma in perpetuo è evidentemente il valore più importante, per loro.

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