Frontespizio

Le conclusioni provvisorie sono come i massi che ci consentono di attraversare un piccolo fiume: saltiamo dall'una all'altra, e possiamo farlo di volta in volta solo perché i "massi" precedenti ci hanno portato a quel punto.

«Che cosa rimane del pensiero critico, se rinuncia alla tentazione di aggrapparsi a schemi mentali, a retoriche e ad apparati argomentativi prefabbricati e di sicuro effetto scenico (manicheismo, messianismo, settarismo, complottismo, moralismo e simili...)? Non perde forse la sua capacità di attrarre l'attenzione dell'uditorio distratto facendogli sentire il suono delle unghie che graffiano la superficie delle cose?» può domandarsi qualcuno.
No, al pensiero critico non servono “scene madri” né “effetti speciali”; anzi, quanto più si dimostra capace di farne a meno, tanto più riesce a far comprendere la fondatezza e l'urgenza dei propri interrogativi. (In my humble opinion, of course!)

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mercoledì 8 giugno 2011

Tutti abbiamo un alibi, ovvero nessuno vuol rispondere più di nulla

Ci sono problemi che con la loro presenza “assillante” a tutti i livelli (dalla famiglia ai luoghi di lavoro, e su fino al mondo politico-istituzionale) possono caratterizzare un'epoca, una stagione o un Paese, rendendo una nitida fotografia dei loro difetti generali e limiti.
Credo che nell'Italia di oggi – e non soltanto nei “massimi sistemi”, ma soprattutto nella nostra vita quotidiana – un problema di questo genere sia rappresentato dalla potenziale assenza dei vincoli.
E' un problema che possiede diverse facce e sfaccettature, due delle quali – strettamente legate fra loro – possono essere definite come: deresponsabilizzazione e rivendicazione dell'alibi.
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