Frontespizio

Le conclusioni provvisorie sono come i massi che ci consentono di attraversare un piccolo fiume: saltiamo dall'una all'altra, e possiamo farlo di volta in volta solo perché i "massi" precedenti ci hanno portato a quel punto.

«Che cosa rimane del pensiero critico, se rinuncia alla tentazione di aggrapparsi a schemi mentali, a retoriche e ad apparati argomentativi prefabbricati e di sicuro effetto scenico (manicheismo, messianismo, settarismo, complottismo, moralismo e simili...)? Non perde forse la sua capacità di attrarre l'attenzione dell'uditorio distratto facendogli sentire il suono delle unghie che graffiano la superficie delle cose?» può domandarsi qualcuno.
No, al pensiero critico non servono “scene madri” né “effetti speciali”; anzi, quanto più si dimostra capace di farne a meno, tanto più riesce a far comprendere la fondatezza e l'urgenza dei propri interrogativi. (In my humble opinion, of course!)

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giovedì 12 dicembre 2013

La "sedia vuota" della politica... e la "prova d'orchestra" degli scontenti

In questo post partirò dalla descrizione di impressioni, con tutti i limiti che una descrizione del genere può avere (la necessità di approfondire i dati, ecc.); a mio avviso si tratta però di impressioni significative.

Dirò quindi che l'impressione più forte che si ricava in questo periodo dalle notizie della cronaca politica è quella di una sedia vuota.
Sì, direte voi, “loro” stanno lì, occupano “le poltrone”, prendono stipendi, ecc.; eppure – ribadisco – la sedia della politica, il suo posto simbolico nella nostra società, è vuota. Non fermatevi alle apparenze.

giovedì 14 marzo 2013

No, il 100 per cento è fuori discussione per chiunque. Pensieri ad alta voce sulle speranze del (e nei confronti del) M5S


Pare che in un'intervista a Time Beppe Grillo abbia affermato, tra l'altro, che il suo Movimento punta al «100 per cento del Parlamento» [«We want 100% of Parliament, not 20% or 25% or 30%»] e che nel momento in cui il Movimento 5 Stelle «otterrà il 100% e i cittadini saranno diventati lo Stato, il Movimento non avrà più bisogno di esistere» [«When the movement gets to 100% when the citizens become the state, the movement will no longer need to exist»].

[Qui il testo originale e completo dell'intervista]

Tutto chiaro? Secondo me, non del tutto; o meglio, affermazioni come quelle riportate devono essere attentamente analizzate ed è necessario capire bene quali implicazioni potrebbero avere.

giovedì 28 febbraio 2013

Lettera immaginaria di un "elettore incompreso" (forse reale). Con un post scriptum


«Non sono io che devo andare a convincere gli elettori, sono gli elettori che devono spontaneamente convincersi della mia superiorità; e se non riescono a convincersene, sono solo degli stupidi e io ho tutto il diritto di insultarli in quanto stupidi, rozzi, ecc.»


Questo ragionamento non lo sentirete mai enunciato così apertamente, eppure – dai comportamenti di certi soloni e “big” della politica, che continuano imperterriti a voler dare lezioni a tutto il mondo, senza però umilmente ascoltarlo, quel mondo – si evince che è proprio quello il principio che è alla base dei loro comportamenti e atteggiamenti.


giovedì 28 giugno 2012

Ma la chiarezza fece rumore (raccontino "fantapolitico")


Questa vicenda dello “spread” che, col suo imprevedibile oscillare, fa impallidire gli esperti e vacillare i governi, mi ha suggerito un raccontino di “fantapolitica”, nel quale finalmente esiste una “bocca della verità” che mette istantaneamente a nudo le incapacità di governanti ai quali gli elettori avevano dato troppo credito.

Lo “spread” nella realtà (condizionato com'è da umori incomprensibili e perfino cinici) non è adatto a ricoprire questo ruolo “prestigioso” di deus ex machina che ci liberi dai disastri che disinvolte retoriche riescono per troppo tempo a celare, però per un breve periodo ha – suo malgrado – svolto almeno la funzione di “controfigura” di questo comprimario desiderato e assente, suggerendocene così l'urgente necessità...

mercoledì 2 maggio 2012

Breve dialogo immaginario-semiserio sui partiti da votare


Dialogo tra un Personaggio Ironico [che chiamo IR], giacché nei suoi dubbi c'è una traccia dell'ironia di chi si distanzia dalle “certezze di comodo”, e un Personaggio Ostinato [detto OS], intorno alle “scelte di voto” in questi momenti nebulosi. Apertamente ispirato a dialoghi reali.

mercoledì 25 aprile 2012

I partiti (in crisi), la partecipazione e il nuovo "spettro": l'antipolitica


Premessa

In questo post parlerò di partiti, al plurale, senza fare soverchie distinzioni fra loro.

Qualcuno potrà farmi notare che ciò è scorretto, perché i partiti sono per loro natura diversi l'uno dall'altro, giacché la competizione (per la conquista del governo in libere elezioni) è la loro stessa ragion d'essere, e nel loro complesso rendono visibili proprio le differenze (sociali, ideologiche, ecc.) esistenti all'interno di una collettività. A mio parere, però, questo è vero e al tempo stesso non lo è. Mi spiego: i partiti politici sono per definizione differenti fra loro – è innegabile – ma tendono a costituire anche un sistema, che presenta, in ogni Paese, caratteristiche sue proprie, che in una certa misura accomunano quindi i partiti stessi.

In questo post non mi occuperò delle differenze tra i partiti, che non nego; ma mi concentrerò invece sulle loro caratteristiche comuni, come partecipanti a un comune spazio politico, che contribuiscono peraltro a regolare (di questo spazio comune fa parte, ad es., il sistema del finanziamento pubblico ai partiti medesimi).

lunedì 16 aprile 2012

La tendenza a ridurre la politica a una pura questione di "tifoseria", ovvero: Tentazioni da social network


I social network si possono giudicare in tanti modi; e soprattutto si può valutare in molti modi l'uso che di essi viene fatto dagli utenti.

In particolare, per l'importanza che oggi i social network innegabilmente rivestono (sempre più persone si iscrivono a Facebook o a Twitter, ad es.: piattaforme come queste dunque vivono una fase di espansione della loro "popolarità" e delle loro potenzialità), essi diventano strumenti sempre più necessari e imprescindibili di comunicazione politica.

Ci si può chiedere se e fino a che punto i social network influenzino il modo di comunicare e di veicolare i messaggi anche in campo politico, e - di converso - se e fino a che punto invece essi si limitino a fornire un'arena pubblica (ma, a differenza di altri media, con meno barriere nell'accesso e con la possibilità di stabilire interazioni in tempo reale con altri utenti) per tendenze, valori, atteggiamenti già presenti e formati all'interno della società.

martedì 2 agosto 2011

"Militanza" oppure "milizia": a proposito di politica e idee

Oggi si afferma e si ripete che la militanza politica è in crisi. Se questo è vero, è forse opportuno cercare di individuare le cause di questa crisi, dal momento che senza "militanti" veri, provenienti dai vari settori e strati della società, la politica si riduce sempre più ad un affare "da laboratorio", o anche da salotto, e comunque si concentra sempre più nel vertice degli "addetti ai lavori", semplificando in apparenza il linguaggio della comunicazione, ma non perché la politica si sia semplificata e si sia "avvicinata al cittadino"; nossignori, questa è pura retorica: il linguaggio politico si banalizza in realtà per venire incontro "alle ridotte capacità" di comprensione (rubo la battuta a Luttazzi...) dell'uditorio ormai "depoliticizzato", per suggerirgli che "stiamo lavorando per voi" facendo al tempo stesso di tutto però perché l'uditorio si contenti di quelle "ridotte capacità" e si tenga ben lontano da "quella cosa sporca" che è la politica. Trucco entro certi limiti ben riuscito, indubbiamente; almeno finché qualche evento eclatante non fa scoprire di colpo che non stanno affatto "lavorando per noi", lassù nel laboratorio chiuso della politica.

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