Frontespizio

Le conclusioni provvisorie sono come i massi che ci consentono di attraversare un piccolo fiume: saltiamo dall'una all'altra, e possiamo farlo di volta in volta solo perché i "massi" precedenti ci hanno portato a quel punto.

«Che cosa rimane del pensiero critico, se rinuncia alla tentazione di aggrapparsi a schemi mentali, a retoriche e ad apparati argomentativi prefabbricati e di sicuro effetto scenico (manicheismo, messianismo, settarismo, complottismo, moralismo e simili...)? Non perde forse la sua capacità di attrarre l'attenzione dell'uditorio distratto facendogli sentire il suono delle unghie che graffiano la superficie delle cose?» può domandarsi qualcuno.
No, al pensiero critico non servono “scene madri” né “effetti speciali”; anzi, quanto più si dimostra capace di farne a meno, tanto più riesce a far comprendere la fondatezza e l'urgenza dei propri interrogativi. (In my humble opinion, of course!)

Visualizzazione post con etichetta Pagine divaganti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pagine divaganti. Mostra tutti i post

martedì 8 ottobre 2013

Riverberi real-virtuali dell'universo-Web


A M. e a S.

Strano universo, quello della Rete o Web.

Sono quasi 15 anni che lo frequento, ormai; si è tecnicamente rinnovato (del resto, un universo che nella tecnica ha la propria linfa vitale non può che mutare seguendo le innovazioni della tecnica medesima, votata a superare continuamente se stessa, a un ritmo che accelera costantemente); si è tecnicamente rinnovato, dunque, eppure il suo “fondo” rimane sostanzialmente lo stesso.

Lo chiamo fondo con cognizione di causa, anche perché mi viene in aiuto la metafora del mare, che sembra di uso comune in merito al Web (si “naviga”, no?). Infatti, poiché questo mare-Web è alquanto profondo, il suo “fondo” non possiamo vederlo ininterrottamente, anzi perlopiù rimane nascosto al nostro sguardo. Eppure gli “esseri”, o meglio gli umori e le energie, che se ne stanno laggiù come acquattati, all'improvviso salgono a galla e ci colgono di sorpresa.

mercoledì 28 agosto 2013

Di alberi e di stelle. Se il nostro sguardo non sa vedere (ovvero: Per le strade / 3)

Vediamo i luoghi che ci sono familiari e crediamo di conoscerli, forse soltanto perché sappiamo nominare le strade e le cose intorno a noi. Eppure nemmeno questo è vero, il nostro sguardo non è abituato a distinguere davvero ciò che vede e quindi sbagliamo già nel nominare le cose.

In quel poco verde che compare qua e là nella città non sappiamo vedere che alberi, piante e fiori.
Pochi di noi – di noi “cittadini” – sanno realmente andare oltre la generalizzazione.
Per noi – per tanti di noi – è albero tanto un leccio quanto un platano, sono ugualmente e soltanto alberi un'acacia e un ailanto; non sappiamo nulla della loro vita, del loro crescere e morire, del loro bisogno d'acqua e dei frutti che dovranno creare altre generazioni di quelle specie.

mercoledì 6 marzo 2013

Proviamo un nuovo gioco: "Anche tu economista!" (Attenzione: si tratta di ironia)

Ormai i tempi sono maturi. Forse grazie alle “meraviglie” dell'informatica e a qualche algoritmo sapientemente elaborato, un giorno sarà possibile lanciare un grande gioco di simulazione su vasta scala: “Anche tu economista!”
 
Il lancio pubblicitario del gioco dirà più o meno così: 


lunedì 12 marzo 2012

"Faremo grandi cose", ovvero: Degli appuntamenti mancati

Ormai qualche decennio fa, nella nostra classe entrò un tale, che doveva essere il nuovo professore di educazione fisica (lo potevamo dedurre dall'orario delle lezioni che ci era stato trasmesso).

Non era lo stesso dell'anno precedente – era evidente. Questo qui era più alto, più atletico e più giovane, e aveva un piglio effettivamente sportivo e dinamico (il nostro ex professore sembrava piuttosto vicino alla pensione e poco interessato a svegliare l'entusiasmo dei suoi giovani alunni).

venerdì 29 luglio 2011

Per le strade /2

Le strade sono fatte per durare, per restare. Ogni tanto qualche lavoro di manutenzione, per tenerle in forma e riparare buchi e smagliature dell'asfalto, e poi riprendono il loro compito, solerti.

Ecco, quanta gente passa per una determinata via di città, in un anno? E in un decennio?
Forse possono esserci sistemi statistico-matematici per arrivare a definirlo con una certa approssimazione; ma di solito non si può conoscere il dato con sicurezza.

Quante automobili percorrono un'importante strada di una grande o media città, in dieci, in vent'anni? Se la strada è appunto di quelle importanti, discretamente occupate dal traffico giorno e notte, forse bisogna immaginare che in dieci anni ci siano passate decine di migliaia di automobili. Forse di più, chissà...

lunedì 25 luglio 2011

Per le strade /1

Ogni luogo sulla terra esiste fisicamente da millenni; e sicuramente fin dall'inizio della storia dell'umanità.
Certo, esiste nello spazio, come zona o punto identificabile mediante coordinate spaziali (distanza dall'Equatore, ecc.), ma non è stato necessariamente sempre come lo vediamo.



Esistevano forse le città nelle quali ora viviamo, poniamo, tremila anni fa?
No, la maggior parte di esse forse non c'era affatto, o era completamente diversa, più incerta e precaria nella fisionomia, e di sicuro - se ci riferiamo a città medie o grandi - era molto più piccola, un villaggio o poco più.



sabato 9 luglio 2011

In questi dieci anni...

Un decennio è un arco di tempo che riveste in qualche misura un significato simbolico.
Certo, ci si può domandare cosa ci sia di diverso, in fondo, tra 9 anni e 10 anni, o tra 10 e 11; cosa cambia? perché dobbiamo farci condizionare da simbologie arbitrarie, come quelle che si determinano quando attribuiamo un significato speciale alle cosiddette “cifre tonde” (il quinquennio, il decennio, il ventennio, e i relativi bilanci più o meno celebrativi: il decennale, il ventennale...)?

Tutte domande lecite e sensate, che di solito mi pongo.
Tuttavia a volte (non sempre) càpita che entità “simboliche”, come il decennio, per circostanze non facili da definire o spiegare interamente e chiaramente (anche per la molteplicità dei fattori coinvolti), coincidano con cicli effettivi della nostra esistenza, ovvero con periodi che si possono a ragione delimitare idealmente, senza essere per forza “arbitrari”.

Licenza Creative Commons
Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported.